Zucche, alieni e Anni 80 – La Recensione di ALIENWEEN di Federico Sfascia

C’è un mondo al di là delle mega sale cinematografiche con i biglietti che costano come un concerto, e i pop corn che digerisci due giorni dopo. Un mondo fato di improbabili idee, messe in piedi da instancabili eroi, che col tempo diventano dei fenomeni del piccolo, immenso, mondo di Youtube. Era questa l’obbiettivo alla base di Viral, la mini-rassegna che hai avuto l’onore di presentare all’interno del bellissimo Festival dell’Alto Vicentino (il Festival dei Corti dell’Alto Vicentino), quello di far scoprire, a chi ne ignorava l’esistenza, questa strampalata altra faccia del cinema . Esperienza questa che ti ha permesso di conoscere di persona uno che quella faccia, volente o meno, se la porta addosso. Uno di quei geniacci folli che con molte più idee che soldi. Un certo Federico Sfascia. Uno che se non conoscete, beh conoscetelo.

Alienween, la sua ultima produzione proiettata proprio al Festival, è un’opera stramba. Stramba, ma nel senso buono. Già la sua genesi è contorta, lidea alla base del film viene commissionata a Sfascia dopo l’enorme fatica patita per mettere in piedi quell’assurda follia che è I Rec You. Pellicola da lui totalmente prodotta che gli ha rovinato la vita per quasi due anni (da un po’ la trovate anche anche sul tubo). E quando dici totalmente, dici tutto. Roba da uscirne matti, e infatti. Insomma, dopo quello arriva un progetto con (forse) una produzione alle spalle, carta bianca per lo sviluppo e solo tre semplici regole a cui attenersi:  gli alieni, l’ambientazione Halloweenesca e la componente melting movie (aka gente che si scioglie). Con queste premesse prende forma Alienween, la storia di 4 amici, un’invasione aliena e tanto, tantissimo, gusto Anni 80. Alienween che in certi strani ambienti significa enorme pene. Ma questo non centra. O almeno speri.

Alienween è un frullato di generi, citazioni e idee che magicamente sta in piedi e, cosa ancora più incredibile, ha senso di esistere. Parte come una black-comedy su un gruppo di amici che si ritrovano dopo tanto tempo. Diventa un splatterstick con spruzzi di sangue e vomito. Si trasforma in un zombie movie e finisce per diventare un live action di un manga. Tutto questo senza dimenticare un passaggio che, in un altro contesto, definiresti romantico. E se tutto questo non bastasse, Sfascia trova il tempo per prendere in giro i ragazzini di oggi, i rapper di quartiere e i DJ radiofonici pieni di sé. Tutto questo in meno di due ore. Con tanto di scene post-credits.

Sfascia o è un pazzo, o è un genio. Avendolo conosciuto di persona credi sia più la seconda ipotesi, ma dentro la testa di un pazzo. Sapere che il film è praticamente autoprodotto, che sopravvive fuori dalle grandi catene di distribuzione girando solo per festiva, e che gli effetti speciali sono stai fatti praticamente in casa,  rende il solo fatto che esita già un mezzo miracolo. Oltre a questo c’è il fatto che Alienween, con le giuste proporzioni, non ha nulla da invidiare a le mega produzioni piene di CGI. Anzi, loro dovrebbero invidiare il carico di idee folli e passione che questa produzione trasuda. O spruzza. O vomita. Perché, partendo da Peter Jackson, passando per Sam Raimi e finendo per citare Ken Shiro, quello che più emerge e che trascina lo spettatore, è proprio la passione. Si, perché Federico (ci diamo del tu ormai) butta dentro tutto quello che ha amato e con cui è cresciuto. Tutti quei pomeriggi buttati davanti alla tv, invece di uscire che c’è un bel sole. Senza il bisogno fisiologico di certe produzioni di citare palesemente, Alienween sta in piedi da solo, diverte e si sa divertire. Certo, a qualcuno sembrerà una massa informa di cose strane e, soprattutto sul finale, un’esagerazione senza mezze misure. Ma per te a Federico Sfascia  va riconosciuto un talento e un’inventiva se non unica, almeno rara nel piccolo panorama italiano. Ecco, ora ci vorrebbe una produzione con un bel po’ si soldini e il coraggio di rischiare. Il resto c’è già. Fidatevi.

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